LA MIA LOTTA CONTRO GLI EBREI, di Eustace Mullins

Data: 14 Giugno 2013
Fonte: https://www.darkmoon.me/2013/my-struggle-against-the-jews-by-eustace-mullins
(Edizione curata e leggermente ridotta, con foto e sottotitoli di Lasha Darkmoon)

eustace-mullins

“Chiunque sia stato vittima degli Ebrei non deve rimanere sconosciuto. E chiunque sia stato vittima degli Ebrei non rimarrà invendicato.” — Eustace Mullins

Eustace Mullins descrive la sua vittimizzazione per mano degli ebrei e la sua stretta e personale amicizia col poeta perseguitato Ezra Pound.

La mia vita verrà giudicata meritevole nella misura in cui essa sarà servita agli altri. Per questo motivo desidero raccontare le cose che mi sono successe nella lotta da me intrapresa contro le forze dell’oscurità. E’ mia speranza che altri vengano preavvisati su ciò che c’è da aspettarsi in questa battaglia.

Durante gli ultimi trent’anni di questa lotta, molti dei grandi patrioti che mi diedero istintivamente la loro preziosa assistenza e ispirazione, erano a loro volta pesantemente immobilizzati dalle trame del Giudaismo internazionale. Essi comunque considerarono le loro perdite relativamente non importanti se confrontate con le sofferenze dei popoli Gentili (cioè non ebrei, ndt.) che sono stati schiavizzati dagli Ebrei.

Fra l’altro, potrebbe sembrare un inutile piagnisteo quando racconto dell’omicidio dei miei genitori da parte di agenti governativi che lavoravano per gli Ebrei e che volevano vendicarsi di me per il mio lavoro; ma non quando consideriamo che 66 milioni di Cristiani sono stati uccisi nei campi di concentramento russi dal 1917, tutti assassinati dai Comunisti Ebrei che costruirono e gestirono questi campi.

Questi milioni giacciono senza nome e senza essere pianti. Ma essi non furono meno vittime degli Ebrei di quanto lo furono i miei genitori – oppure molti altri americani i cui sacrifici sono rimasti sconosciuti da coloro che sono i prossimi sulla lista di morte.

Divenni l’oggetto dell’odio Ebraico per motivi che andavano in una precisa direzione. Successivamente diventai il pupillo di George Stimpson, il giornalista più rispettato a Washington che fondò il National Press; e di Ezra Pound, il famoso poeta; e di H.L. Hunt uno degli uomini più ricchi del mondo.

Di questi tre solo Ezra Pound combatté apertamente gli Ebrei e ne soffrì tantissimo, trascorrendo tredici anni in un orrendo manicomio che puzzava di urina a Washington D.C.

George Simpson mi confidò molti dei segreti di Washington, incluso il fatto che Felix Frankfurter fondò la cella comunista Harold Ware e il controllo Ebraico su J. Edgar Hoover e l’FBI. H.L. Hunt lottò valorosamente per preservare il valori della civiltà Cristiana, ma non fu in grado di usare il suo denaro in modo efficiente in una battaglia nella quale non aveva alcuna esperienza.

Mi recai a visitare Ezra Pound varie volte nella cella nella quale venne tenuto come prigioniero politico e che lui definiva, a ragion veduta, come “il buco infernale”.

Nel 1942 quando mi arruolai nell’Aviazione degli Stati Uniti, non avrei mai immaginato che 36 anni dopo sarei stato ancora impegnato in una lotta di vita o di morte con un nemico forte e implacabile.

Consideravo la Seconda Guerra Mondiale come un vuoto inevitabile nella mia carriera di artista e scrittore. La guerra sarebbe finita in un paio d’anni ed io sarei potuto tornare a scrivere i libri che avevo già iniziato. Non avevo nessuna voglia personale di “prendere a schiaffi i Giapponesi” o di “abbattere gli Unni” o di credere agli slogans da mondo delle canzonette che gli Ebrei avevano rievocato per portare al macello la mandria dei Gentili.

Come molti dei miei commilitoni, avvertivo che il nemico non era oltremare, ma se ne stava rintanato qui in casa nostra. Ma sempre come i miei commilitoni, sapevo che c’era ben poco che avrei potuto fare. Circa un anno dopo lessi del materiale che mi diede un illuminazione.

Per quanto possa sembrare impossibile oggi, durante il corso della guerra, c’era più divulgazione di materiale patriottico sulla cospirazione Ebraica di quanto ce ne sia al giorno d’oggi. Molti patrioti impegnati gettavano via piccoli fogli dove erano stampati i fatti scottanti. Avevano imparato da tempo come sopravvivere alle vessazioni giornaliere degli agenti dell’FBI, degli agenti dell’ADL e a molte altri guardiani del “fronte interno”. Spesso venivano denunciati dalla stampa prezzolata.

Dopo aver letto di questi attacchi isterici, inviai a Gerald L.K. Smith 25 Dollari per del materiale. All’epoca si trattava di una grossa somma in quanto la mia paga era soltanto di 50 Dollari al mese. Per posta ricevetti un grosso plico contenente varie centinaia di copie di “ The Cross and the Flag “ (La croce e la bandiera).

Fu il primo materiale che mi era capitato sul problema Ebraico. Conteneva molte rivelazioni sbalorditive.

Mi accorsi subito che questo non era il genere di materiale di cui parlare nelle normali discussioni da caserma. Diversi soldati avevano affermato di essere degli informatori all’interno della caserma. Sebbene non avessi collegato la cosa, in quasi tutte le caserme si poteva trovare un odioso Ebreo, di solito con l’accento di Brooklyn. Non mi è mai capitato di vedere che questi Ebrei fossero così malevoli da spingere gli altri soldati a fare dichiarazioni antisemite. E nemmeno mi sono mai accorto che questi Ebrei di Brooklyn fossero diplomati di liceo.

A quell’epoca chiunque avesse un trascorso liceale gli veniva ordinato di mettersi in lista per la Scuola Ufficiali. Non mi resi conto che questi Ebrei di Brooklyn rimasero con le reclute di leva per subdole ragioni. Questo genere di supervisione politica delle truppe è assiomatico nella strategia comunista. Ma fu meticolosamente rispettata nelle forze armate americane durante la Seconda Guerra Mondiale. Nelle zone di guerra, gli ufficiali e le reclute che avevano precedentemente espresso dubbi circa la bontà della cruciata di Roosevelt per salvare il comunismo, venivano uccisi con un colpo alla schiena dagli stessi agenti del controspionaggio che li avevano seguiti nelle linee del fronte.

Mentre il Generale Eisenhower veniva comodamente messo al sicuro col suo “autista” del Servizio Segreto Britannico, Kay Summersby, le vere decisioni venivano prese dal suo Ufficiale di Collegamento, Capitano Warburg dell’istituto bancario Kuhn and Loeb, un’istitituzione Ebraica.

Il controllo comunista sull’esercito degli Stati Uniti venne a galla durante la Seconda Guerra Mondiale con la nomina del Generale George C. Marshall a Capo di Stato Maggiore. Come il Senatore Joseph McCarthy mise in evidenza più tardi, Marshall obbediva sempre alla disciplina del Partito Comunista. Questo non interferiva però con gli obiettivi del nostro sforzo bellico in quanto questi erano i medesimi sia per Washington che per i Marxisti: la totale sconfitta delle forze tedesche anti-comuniste. Nelle guerre di Corea e del Vietnam, la direttiva comunista delle nostre Forze Armate rimase la stessa, nonostante allora stavamo combattendo contro forze “comuniste”. Quando il Generale Douglas McArthur tentò di opporsi a questo tradimento comunista dei nostri uomini, fu messo da parte da David Niles, il comunista Ebreo che fu “assistente” del Presidente Truman.

Il comunista riconobbe che ci fu sempre un controllo comunista nell’ambiente militare. A Mosca e a Washington, ogni ufficiale risponde assolutamente all’attuale linea ideologica, indipendentemente da qualsiasi considerazione militare. Ciò fu recentemente dimostrato quando ad ogni ufficiale in servizio attivo fu ordinato di sostenere la cessione del Canale di Panama, mentre molti ufficiali a riposo si opponevano apertamente. Vengono prese le misure più severe per assicurarsi che nessun ufficiale possa formare un gruppo di discussione e forse agire contro l’alto tradimento dei suoi superiori. Quando il Comandante George Lincoln Rockwell arrivò al Pentagono, ci fu costernazione in tutto l’alto comando. Al primo segnale di qualsiasi discorso patriottico o di indipendenza da parte di qualsiasi ufficiale, i media controllati dagli Ebrei si mettono a urlare di “Fascismo” e il colpevole viene velocemente neutralizzato.

Dopo aver ricevuto la consegna delle riviste di Smith, le distribuii nelle sale di ricreazione per vedere chi le avrebbe lette. Il giorno dopo feci il giro delle sale di ricreazione per vedere se qualcuno le stava leggendo e anche per attaccare discorso. Ogni rivista era sparita. Non ne vidi mai una copia mentre rimasi alla base.

Pare sia stato seguito e che le riviste fossero state raccolte subito dopo averle lasciate.

Nei miei restanti anni di servizio militare, non conobbi nessuno con forti opinioni politiche. Le mie opinioni personali erano quelle di qualsiasi giovane di quel periodo, difficilmente impegnato in una qualsiasi ideologia forte. Dopo la guerra mi iscrissi alla Washington and Lee University, con l’intenzione di studiare legge. Dopo due anni decisi che dovevo fare arte e mi iscrissi all’Istiuto di Arti Contemporanee a Washington D.C. La scuola aveva i soliti tipi bastardi nel suo corpo studenti ed un numero di ardenti comunisti fra il personale. Ma attrasse molti degli scrittori importanti come oratori. Come altri, in mezzo a dieci milioni di veterani, il mio principale cruccio era di continuare la mia carriera e non avevo una gran preoccupazione per la politica.

Da un giorno all’altro la mia mancanza di preoccupazione cambiò.

Uno dei miei insegnanti dell’Istituto aveva reso visita a Ezra Pound. Un pomeriggio mi chiese di accompagnarlo, una proposta che mi metteva piuttosto a disagio. Pensavo fosse improbabile che un uomo che aveva pubblicato T.S. Eliot e Ernest Hemingway avrebbe avuto interesse a parlarmi. Ma accettai.

Nel momento in cui entrai nella tetraggine del manicomio, la mia compiacenza di prima svanì e non sarebbe più ritornata.

Mi accorsi improvvisamente che un grande scrittore era stato punito con la condanna in un manicomio, solo per le sue opinioni politiche. In un istante, Pound riempì il vuoto ideologico nella mia vita. Non sarei mai più stato in silenzio davanti all’ingiustizia.

Il famoso poeta americano era stato condannato per tradimento per aver rivelato, durante trasmissioni radiofoniche, che la Seconda Guerra Mondiale era stata iniziata dall’Ebraismo Internazionale per perseguire i suoi obiettivi di dominio mondiale. Venne tenuto 13 anni in un ricovero per pazzi in una cella fradicia di urina, all’inizio in regime di isolamento e obbligato ad indossare una camicia di forza. Solo molto tempo dopo gli venne permesso di ricevere visite come quella di Mullins.

Pound a quanto pare mi considerava come uno spirito affine e mi propose di concedermi “il mio giorno personale”, cioè un pomeriggio per fargli visita da solo ogni settimana. Accettai. In un attimo arrivò la settimana successiva, lui mi aspettava con cibo, incarichi di ricerca e commissioni da fare.

Poco dopo tirò fuori il sistema della Federal Reserve del quale non avevo mai sentito parlare. Da quel giorno ebbi un bel da fare. La sua preoccupazione per il suo paese era stata descritta in modo appropriata da Charles Dickens nelle sue “American Notes” (appunti americani), scritte un secolo prima!: “ Temo che il colpo più pesante che verrà sferrato alla libertà, verrà sferrato da questo paese, nel fallimento del suo esempio nel mondo.”

La perdita di libertà in America, che sta avvenendo sotto i nostri occhi, significa che l’autocrazia verrà insediata in tutto il mondo e che la libertà che era nostra agli albori non sarà mai conosciuta dalle future generazioni. Olga Ivinskaya, una scrittrice russa, scrive dei suoi anni trascorsi in un campo di prigionia sovietico:

Sanagian (una prigioniera) aveva raccontato la storia della sua vita nella sua goffa e discontinua calligrafia. Proveniva da una famiglia della classe operaia e sue padre, morto da molto tempo, aveva preso parte alla rivoluzione nel 1917, per questo lei accumulava imprecazioni sulla sua memoria.

Nelle solite fesserie sugli aristocratici non smettiamo mai di pensare che fu la classe operaia russa, e non gli aristocratici, ad essere schiavizzata dalla Rivoluzione Comunista. Così come in questo paese sono i banchieri, gli intellettuali e gli industriali Ebrei ad essere in prima linea nella battaglia per schiavizzare tutti gli americani e portare via per sempre la loro libertà. Se permettiamo questo, le future generazioni nei campi di concentramento inizieranno i loro giorni non con le preghiere ma con le maledizioni sulla nostra memoria.

Presto iniziai a far visita a Ezra Pound ogni giorno, un’abitudine che mantenni per tre anni. In quel periodo ero ben preparato in ogni aspetto sulla cospirazione Comunista Internazionale. Pound mi disse: “ ti sto dicendo cose che non conoscevo fino all’età di 50 anni. Tu hai 25 anni il che significa che hai un vantaggio di 25 anni per poter fare qualcosa.”

Quando mi recai a New York, i banchieri di Wall Street mi dissero: “ Io c’ero durante la crisi ma non sapevo che cosa stava succedendo finché non ho letto il vostro libro.” Spiegai che ebbi il vantaggio dell’esperienza di Pound e il suo accesso a parecchie informazioni in Europa che erano già state censurate negli Stati Uniti.

Per mantenermi mentre scrivevo la storia del sistema della Federal Reserve, ottenni un lavoro alla Libreria del Congresso come addetto agli scaffali. Era lo stesso lavoro svolto da J. Edgar Hoover per diversi anni mentre completava gli studi in legge al corso serale della George Washington University.

Alcune settimane dopo, poiché avevo fatto studi avanzati di fotografia presso l’Istituto, fui trasferito al Dipartimento della Fotografia. Nei vari mesi successivi ricevetti altre due promozioni in quanto avevo studiato con uno dei migliori fotografi giapponesi. In quei mesi riuscii a vedere Pound solo nei fine settimana e lui mi consigliò di mandare alcuni dei miei scritti al “The Social Creditor”, un piccolo settimanale pubblicato in Inghilterra. Inviai loro alcuni articoli che furono pubblicati ed ebbero commenti entusiasti.

Un giorno, mentre mi recavo al National Press Club a pranzo con George Stimpson, un uomo davanti alla porta distribuiva copie di “Common Sense”. Ne mostrai una a Pound, un numero contenente il testamento di Hermann Goering. Mi consigliò di inviare loro degli articoli e loro pubblicarono alcuni stralci provenienti dalla ricerca della Federal Reserve.

Un pomeriggio un Ebreo venne alla Libreria del Congresso chiedendo di me. Fui mandato a chiamare nella stanza scura per vedere l’Ebreo che era una caricatura uscita dal giornale Der Stuermer. Cominciò subito a farmi delle domande dicendo che era stato mandato dal giornale “Common Sense”, e chiese: “ Chi le passa questo materiale? Da dove vengono queste informazioni?”

Non volendo coinvolgere Pound, che rischiava sempre la possibilità che le sue visite giornaliere venissero cancellate e che venisse messo in isolamento, risposi che stavo facendo ricerche alla Libreria del Congresso. Era chiaro che non mi aveva creduto. Un goffo ragazzo di paese ben difficilmente poteva essere edotto sulle macchinazioni dei banchieri più segreti e più potenti del mondo!

Una squadra di agenti della FBI venne inviata alla Libreria del Congresso per interrogare chiunque avesse lavorato con me.

Il Senatore Herbert Lehman, dell’istituto bancario Lehman Brothers, e presidente nazionale della A.D.L. – Anti-Defamation League – (gruppo di pressione ebraico, ndt.) inviò la richiesta a Luther Evans, Bibliotecario del Congresso, che io fossi licenziato per via di un articolo che avevo scritto per la rivista Social Creditor.

La richiesta, scritta su carta intestata della ADL, era stata preparata dal funzionario dell’ADL Edelstein e firmata da Lehman senza averla letta, in quanto lui accettava qualsiasi cosa che Edelstein gli portava. L’articolo in questione rivelava che un certo Katz, amministratore del Piano Marshall, gestì la maggior parte dei materiali del Piano Marshall verso i paesi comunisti, anziché spedirli ai paesi non comunisti ai quali il Congresso li aveva destinati.

Nota di Lasha Darkmoon: In altre parole, a causa delle trame ebraiche, il denaro destinato dal Congresso per aiutare i paesi non comunisti, fu segretamente dirottato ai paesi comunisti dove il solo beneficiario era l’Ebraismo internazionale. Fu naturalmente frode e peculato ad un livello inimmaginabile, paragonabile alla misteriosa scomparsa di 3 triliardi di Dollari quando il Rabbino Dov Zakheim era il responsabile degli affari finanziari al Pentagono nel 2001.

Comunque nessuno di loro osò sostenere pubblicamente la cosa poiché avrebbe svelato il fatto che gli Aiuti del Piano Marshall andarono ai comunisti.

Sebbene ancora non sapevo niente dell’ordine dato dall’ADL di licenziarmi, avevo avuto un precedente contatto col Senatore Lehman. Pound aveva visto un annuncio sul Washington Post che diceva che Lehman avrebbe parlato alla Howard University nell’interesse di un “autogoverno”, un piano per strappare il controllo del Distretto di Columbia dalle mani di un gruppo di uomini d’affari bianchi per passarlo a dei neri. La Howard University era la scuola di addestramento comunista di Ralph Bunche e di molti altri neri marxisti. Tramite la forte influenza di Eleanor Roosevelt (moglio del Presidente, ndt.), fu l’unico college negli Stati Uniti il cui intero budget era finanziato dal Governo Federale.

Pound disse che Lehman, un classico Ebreo degenerato, aveva un tic nervoso e aggiunse che sarebbe stato divertente vederlo in azione.

Quando io e David Horton arrivammo all’auditorio della Howard University, trovammo un gruppo di neri, otto o dieci, a rappresentare il pubblico per l’augusto senatore. Seccato dallo scarso pubblico, Lehman, rassomigliante ad un commerciante di abiti piccolo e tozzo, fece un breve discorso sull’autogoverno e poi diede il via alle domande.

Io e Horton ci alzammo subito in piedi e Horton chiese:

“ La Lehman Brothers considera il Distretto di Columbia un investimento sicuro?” e io chiesi “ lei sosterrà Alger Hiss come primo sindaco di Washington?”. Lehman, un Ebreo piuttosto stupido, fu completamente sconcertato dalle nostre domande.

Continuammo a fargli delle domande, mentre i suoi collaboratori, due giovani Ebrei da College cittadino, mostrarono i loro pugni nei nostri confronti.

Il famoso tic nervoso di Lehman fece la sua apparizione. Non era solo un tic all’occhio, ma l’intera parte sinistra del suo volto si contraeva spasmodicamente di continuo e con violenza.

Il pubblico di neri ci guardava di traverso e mormorava “vergogna!”, mentre i collaboratori di Lehman lo accompagnavano fuori.

PIU’ TARDI VENNI A SAPERE CHE NELL’ATRIO DELLA CASA DI LEHMAN A NEW YORK, UNA SPLENDIDA STATUA DEL 14° SECOLO DELLA VERGINE MARIA, SACCHEGGIATA DA UNA DELLE CATTEDRALI EUROPEE, ERA SITUATA VICINO ALLA PORTA. PER LA GIOIA DEI VISITATORI FU MESSA UNA SIGARETTA CHE PENDEVA DALLE SUE LABBRA.

Alcuni giorni dopo la nostra serata alla Howard University, mi fu consegnata la lettera di licenziamento da parte della Libreria del Congresso. Gli interrogatori della FBI non avevano portato a niente che potesse essere usato contro di me e avevano provocato commenti piuttosto rabbiosi fra gli altri impiegati. La lettera diceva che ero stato licenziato perché avevo scritto un articolo per il giornale Social Creditor. Mi fu data la possibilità di rivolgermi personalmente al Bibliotecario, cosa che feci. Nell’ufficio di Evans egli mi chiese: “ Lei ha scritto questo articolo? “ “ Sì “ – risposi – “ Può provarmi che abbia detto qualcosa di male? “ Evans rispose: “ Non sono competente di questo. Non dipende da me. Le sue dimissioni restano”.

“ Ma io non sono un membro di alcun gruppo politico “ – protestai. “ Non ho mai votato in tutta la mia vita. Lei ha molti membri del personale che sono attivisti di organizzazioni razziali militanti. Lei ha due impiegati che non fanno altro che stare tra gli scaffali a scrivere i numeri delle scommesse tutto il giorno. Perché proprio io?”

Evans, che non mi guardò mai una volta negli occhi, aprì il primo cassetto in alto della sua scrivania dove intravidi una bottiglia mezza vuota di bourbon Country Gentleman. La guardò a lungo, si rivolse a me e disse: “ Bene, è tutto.”

IL MIO LAVORO SUCCESSIVO: Al Motor Club di Chicago divenni redattore della rivista Motor News con una tiratura di 250.000 copie. Nei due anni successivi accettai volontariamente compiti supplementari in qualità di redattore del “Industrial Editors News Service”, consulente alle pubbliche relazioni e organizzatore di eventi speciali. Ero stato al Club per due stetimane e una settimana con un cassetto pieno di note del mio superiore James A. Bulger, che lodavano il mio lavoro e che mi ringraziavano dei miei nuovi programmi, quando , in un afoso pomeriggio d’Agosto, due uomini ben vestiti camminavano a grandi passi a fianco della segretario di Bulger, entrarono nel suo ufficio e chiusero la porta.

La sua segretaria che era un’amica, si rivolse a me e disse: “ Mi chiedo di che cosa si tratta!” Io risposi che non gli avevo mai visti prima.

Gli uomini rimasero con Bulger per circa un’ora. Io potevo sentirli parlare con lui ma le loro voci erano basse. Alla fine chiamò la segretaria la quale entrò e ritornò fuori immediatamente consegnandomi un foglio piegato. Lo aprii e lessi: “ Ha tempo cinque minuti per raccogliere le sue cose e andarsene dall’ufficio”. La segretaria mi chiese: “ Che cosa sta succedendo?”

Vidi le lacrime che le scendevano dal viso. Le mostrai il foglio.

“ So che cosa contiene “ – disse – “ ma che cosa sta accadendo? Il Sig. Bulger è malato, dobbiamo aiutarlo – quegli uomini! “ Lei si girò e andò verso il bagno.

Io misi alcune note personali in una busta e lascia l’ufficio.

Quella sera la segretaria di Bulger mi chiamò a casa. Mi disse che i due uomini erano agenti della FBI e che quando chiesero che fossi licenziato, Bulger rifiutò nettamente. Ciò era comprensibile perché facevo il lavoro di quattro persone. Poi iniziarono a minacciarlo per circa un’ora. Aveva avuto cinque attacchi cardiaci negli anni precedenti . Cominciò a contorcersi dal dolore e pregò quegli uomini di lasciarlo chiamare il medico.

“ Certamente “ – rispose uno degli uomini – “ non appena avrà licenziato Mullins.”

Bulger fu allora costretto a scrivere quelle righe.

Dopo che lasciai l’ufficio, gli agenti della FBI accompagnarono Bulger dal dottore e poi lo portarono a casa dopo averlo avvisato di non dirmi ciò che era accaduto o di ridarmi il lavoro.

L’essere licenziato dal Chicago Motor Club fu il più grande trauma della mia vita e questo è stato certamente l’obiettivo delle vessazioni della FBI. All’età di 35 anni ero stato uno dei più attivi consulenti di pubbliche relazioni a Chicago, pranzando nei migliori ristoranti con i dirigenti di spicco della città. Ora mi trovavo invece per strada senza prospettive.

Però pensavo che con i miei contatti avrei potuto trovare un altro lavoro nelle pubbliche relazioni. Dopo alcune settimane fui sorpreso del fatto che dopo ogni colloquio non ricevevo più notizie. Gli amici al Motor Club allora mi dissero che in seguito alle pressioni dei membri Ebrei del Club, Bulger diceva a chiunque chiedeva delle referenze, che io ero un noto criminale che era ricercato in vari stati. Una cosa che non scrisse mai di suo pugno ma che divulgava solo via telefono, su istruzioni di un Ebreo che era il consulente legale del Club. Da quando fui licenziato dal Chicago Motor Club nell’Agosto del 1958, non ho mai più potuto trovare un impiego professionale.

Dopo varie settimane mi resi conto che sarebbe stato improbabile per me trovare un lavoro a Chicago. Iniziai a lavorare su un libro di Friedrich Nietzsche e mentre facevo delle ricerche alla Newberry Library, trovai un sacco di materiale sulla vita di Ezra Pound. Gli scrissi proponendogli di scrivere la sua biografia. Mi rispose subito dicendo che mi stava aspettando per farlo e che io sarei stato il suo solo biografo autorizzato.

Chiesi allora a Henry Regnery se poteva darmi un anticipo su questo libro. Rispose che non poteva sebbene fosse proprietario della più grande fabbrica di tendine avvolgibili al mondo, di una banca e altre proprietà, del valore di 80 milioni di Dollari.

Disse comunque che H.L. Hunt aveva bisogno di qualcuno per pubblicare un libro. Chiamai Hunt e lui fu d’accordo di pagarmi 100 Dollari a settimana. Dissi che non potevo vivere con quella somma. In effetti vivevo con 35 Dollari a settimana. Allora Hunt mi propose di vivere nella sua casa. A quell’epoca Hunt guadagnava 10 milioni di Dollari a settimana ed aveva accumulato una fortuna di 3 miliardi di Dollari.

Arrivai alla casa di Hunt a Dallas con una valigia malconcia e una vecchia Plymouth, acquistata un anno prima per 100 Dollari con l’intera parte davanti ammaccata.

Hunt e io stabilimmo subito dei rapporti amichevoli in quanto, anche lui, aveva vissuto per anni con una valigia, viaggiando nell’entroterra del paese a prendere le concessioni petrolifere che furono la base della sua ricchezza. Io risiedevo nella sua migliore stanza degli ospiti, che era sempre stata occupata in precedenza dal Senatore Joseph McCarthy quando venne a Dallas. Hunt io ci mettemmo comodi a lavorare sul libro “Alpaca”.

Dopo vari mesi di intenso lavoro, il libro fu completato ed io iniziai a non avere tregua. A quel tempo Hunt mi aveva sistemato in un ufficio vicino al suo e tutte le volte che qualcuno lo chiamava, lui diceva: “ Perché non ne parla con Mullins? “ Mi accorsi che mi stava solamente usando come filtro, ma per uno scrittore senza un centesimo era una situazione lusinghiera essere conosciuto come l’assistente privato dell’uomo più ricco del mondo.

Iniziai a rendermi conto che dovevo ritornare a lavorare sulla biografia di Pound, e un pomeriggio, gli dissi che dovevo ritornare a Chicago. Ne fu totalmente sorpreso e vidi che era ferito e deluso dalla mia decisione. Tuttavia l’ho sempre ricordato con affetto e ammirazione e mi era sembrato ben disposto nei miei confronti in successive occasioni quando gli parlai a Dallas e a New York.

Sebbene non ne sapevo niente a quell’epoca, il mio collegamento con H.L. Hunt aveva spinto gli Ebrei ad una furiosa campagna di “vessazioni” nei confronti dei miei genitori. I cospiratori erano terrorizzati che Hunt potesse finanziare le mie pubblicazioni o un’organizzazione politica, nonostante in quel periodo non avevo nessuna organizzazione alla quale egli avrebbe potuto dare soldi.

Sapeva che mio padre aveva avuto un grave attacco coronarico nel 1956 ma fu solo negli anni successivi che l’attacco si era ripetuto in seguito ad una serie di violenti interrogatori da parte degli agenti dei reparti di controspionaggio dell’esercito. Mia madre mi disse che questi erano determinati a far rivelare a mio padre i nomi delle persone che finanziavano i miei viaggi e i miei scritti. Poiché nessuno mi aveva dato un centesimo, non c’era niente che lui poteva dire ma loro rifiutavano di credergli.

Sapendo che aveva i Mercoledì pomeriggio liberi dal negozio dove lavorava, due agenti lo aspettarono nella sua macchina. Lo obbligarono a salire, lo portarono sulla cima di una montagna dei dintorni e lo interrogarono per diverse ore dicendogli che lo avrebbero buttato giù da quella montagna. Ad un certo punto cercò di fuggire dall’auto. Gli agenti lo colpirono a pugni facendolo svenire, lo riportarono indietro al negozio e lo lasciarono all’interno dell’auto parcheggiata. Alla fine rinvenne e andò a casa. Il giorno successivo ebbe un grave attacco cardiaco dal quale non si riprese mai completamente.

I miei genitori non osarono mai raccontarmi questi dettagli, volendo proteggermi, in quanto sapevano che avrei ucciso qualcuno per queste atrocità. Comunque sapevo che erano stati interrogati e scrissi al Segretario della Difesa. Ricevetti una risposta che ammetteva che mio padre era stato interrogato e dando i nomi dei due uomini che lo avevano fatto. Alcune settimane più tardi, tentai di contattare questi uomini a Washington. Mi fu detto che erano stati inviati in missione a Guam e che l’aereo era precipitato e che erano tutti morti. La lettera con i nomi di questi uomini da allora scomparve dalla mia documentazione.

Mentre ero con H.L. Hunt a Dallas, la FBI iniziò a far visita ai miei genitori. I loro telefono era sotto controllo e ricevevano telefonate minacciose durante la notte. Le vessazioni e la brutalità di questa campagna era mirata esclusivamente a provocare in me qualche azione drastica. Io provengo da gente di montagna e non dimentichiamo mai un’offesa anche se ci vogliono 50 anni per compiere una vendetta. Il mio atteggiamento rimase controllato solo perché i miei genitori si rifiutavano di farmi sapere cosa stava loro accadendo, così la provocazione della FBI-ADL fallì.

La loro campagna venne comunque intensificata ed una sera del 1961, mio padre, le cui condizioni cardiache si erano costantemente aggravate per via di questa persecuzione, ricevette una telefonata da un noto provocatore della FBI: “ Abbiamo appena diramato un allarme nazionale per arrestare suo figlio.”

Mio padre mise giù il telefono. “ Sono riusciti a prenderlo” disse a mia madre e collassò.

Fu portato all’ospedale dove morì per arresto cardio-circolatorio.

Passarono più di tre anni prima che mia madre mi raccontasse cosa era accaduto.

Ovviamente non c’era mai stato un allarme nazionale poiché non sono mai stato arrestato da nessuno.

Nel “ La mia Vita in Cristo “ accusai apertamente LYndon Johnson, che era allora il Presidente americano, di aver assassinato mio padre, sebbene egli avesse agito per conto di Herbert Lehman, l’Ebreo che lo aveva sostenuto la sua candidatura alla Presidenza.

Il solo risultato di tutto questo fu che durante la presidenza di Johnson ogno copia del mio libro che spedivo per posta veniva distrutto dall’Ufficio Postale, finché non cominciai ad assicurare ogni copia.

Christian Vanguard, 1978

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Traduzione a cura di: Anonymo

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